Un sogno chiamato Kizomba: intervista a Esperanza Murgia

Abbiamo avuto la fortuna di incontrarla durante un interessante stage di semba presso il Sunset Garden di Lainate: parliamo di Esperanza Murgia, insegnante internazionale di kizomba che ha accettato di raccontarsi sul nostro blog.

D: Allora Esperanza, domanda di rito per rompere il ghiaccio…come ti sei avvicinata alla Kizomba?

R: Prima, in Sardegna, ballavo solo salsa. Cinque anni fa, una sera, ho visto questo ballo molto romantico e mi sono appassionata.

D: Com’è la scena della Kizomba in Sardegna? E’ diffusa?

R: Ora sta crescendo, ma quando ho iniziato c’era davvero poco. Infatti ho iniziato a viaggiare e girare il mondo per studiarla! E non è stato per niente facile. All’inizio ho dovuto scontrarmi con la sfiducia di chi mi circondava, inclusa la mia famiglia: avevo lasciato il lavoro, la casa, tutto  per poter imparare la Kizomba e inseguire il mio sogno. Io però ho voluto crederci e…alla fine ce l’ho fatta. Ho realizzato il mio obiettivo, che era insegnare a livello internazionale. Spero che la mia storia possa ispirare altre persone.

Esperanza, Murgia, Kizomba
Esperanza Murgia con Tony Pirata all’Open Kizomba Festival di Madrid, nel 2016.

D: Con chi hai studiato in questi tuoi viaggi?

R: Con i più grandi: Petchu, Afrolatin Connection, Albir. Ho studiato principalmente in Portogallo, a Lisbona. Di fatto ho vissuto in Portogallo per oltre un anno. Laggiù la Kizomba è un mondo a parte. Esistono solo la magia della connessione e passi piccoli, tanta vicinanza; è molto diverso da ciò che potresti vedere, ad esempio, in Francia.

D: Kizomba, Semba, Tarraxinha, Kizomba Fusion, Urban Kiz…balli tutti questi stili?

R: Sì, certo. Ovviamente ho imparato dalla base che è il Semba, un ballo nato dopo 30 anni di guerre. Un ballo semplice, rispettoso, nulla di complicato, ballato per stare bene, far star bene e divertirsi. Io credo che chiunque voglia imparare anche gli altri stili dovrebbe cominciare proprio dal Semba: l’Urbankiz, la Fusion etc. sono evoluzioni che sono arrivate solo in un secondo tempo. Per esempio se si inizia a studiare direttamente Urban, diventa poi molto difficile riprendere certi movimenti base che sono propri della tradizione e che inevitabilmente prima o poi affronterai.

Esperanza, Murgia, Kizomba
Esperanza Murgia con Mike Evens, al Connection Kiz Festival di Bologna, 2017.

D: Quasi scontato chiederti quale preferisci…

R: Diciamo che il mio primo amore è stato il Semba/Kizomba. Poi come molti ho seguito l’evoluzione della Fusion e dell’UrbanKiz, ma oggi direi che sono tornata alle origini del mio amato Semba.

D: Cosa ti ha colpito della Kizomba?

R: Mi ha colpito l’abbraccio. Due persone non si conoscono, si incontrano e si abbracciano. La trovo una cosa molto bella.

D: Qual è la cosa più importante per te quando balli Kizomba con una persona sconosciuta?

R: Che mi faccia sentire a mio agio. Anche se sono una maestra, è sempre piacevole avere davanti una persona che ti guidi e ti faccia sentire a tuo agio.

D: Connessione, tecnica e musicalità sono tutti aspetti fondamentali nella Kizomba: quale viene prima di tutti?

R: Al primo posto la connessione. Al secondo la musicalità. Al terzo la tecnica. La musicalità richiede orecchio, ma si apprende col tempo. Occorre studiare. La tecnica si apprende con studio e pratica. Ma la connessione, il feeling e la fiducia sono alla base di tutto, senza quelli non puoi fare niente.

D: Hai una tua scuola?

R: Ho avuto ben due scuole. Ora insegno principalmente in congressi e festival.

D: Parlando di festival, ormai ce ne sono moltissimi anche in Italia. Qual è il tuo preferito? Diciamo quello a cui “non mancheresti mai”…

R: (Ride…) non farmi fare pubblicità! Ci sono dei festival più legati alle radici della storia e della cultura angolana. Ad esempio il Karipande, a Terni, che è stato il primo festival dove ho studiato, che quest’anno ha visto la sua quinta edizione. Lo consiglio a chiunque voglia imparare le basi partendo proprio dalla tradizione, dallo spirito della cultura africana. Anche il Roma Kizomba Festival, che consiglio e dove ho insegnato per tre edizioni, è nel solco della tradizione. Per quanto  riguarda il mondo del French Style e l’evoluzione della Kizomba, come l’Urban Kiz, consiglio il Toscana Kizomba Festival in Versilia e il Bergamo Kizomba Festival, a Bergamo. Anche il Kizmi di Milano e Le Kiz a Lecce mi piacciono molto.

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D: Tanti festival, tanti locali che iniziano a proporre serate 100% kizomba o almeno un paio di Kizombe a “giro” nelle playlist dei DJ. Tu come insegnante che percezione hai? La Kizomba sta crescendo?

R: Per me la Kizomba sta crescendo tantissimo anche in Italia. E’ sotto gli occhi di tutti, ci sono due o tre congressi di Kizomba a settimana! Va bene così! 

D: Qual è una ballerina di Kizomba che ti piace particolarmente?

R: Ce ne sono tante. Con alcune di loro è nato anche un bel legame di amicizia. Ovviamente ho la massima stima per le mie maestre Paula degli Afrolatin Connection e Vanessa (di Petchu e Vanessa). Mi piace Carola. Anche Carolina, per quello che riguarda l’UrbanKiz. Un ruolo molto importante l’ha avuto per me anche Nagyla (di Nuno y Nagyla), in Portogallo.

D: E il ballerino dei tuoi sogni?

R: Mah ripeto, ormai sono molto amica di tutti ed è difficile esprimere una preferenza, non voglio fare torti a nessuno (ride…). Con alcuni ovviamente mi piace ballare più che con altri. Tony Pirata e Bonifacio Aurio, mi piacciono molto, anche se hanno due stili diversi. Anche Morenasso è stato un dei miei idoli.

D: Tu hai un ballerino fisso?

R: Non ho un ballerino fisso. Ho avuto diverse collaborazioni importanti che mi hanno insegnato tanto, non solo a livello professionale, ma anche umano: con Petchu, Tony Pirata, Bonifacio Aurio, Mike Serbin. Ultimamente sto collaborando molto con Mc Cap Cioccolatino.

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Esperanza Murgia con Tony Pirata, Open Kizomba Festival di Madrid, 2016.

D: Qual è l’errore che riscontri maggiormente nelle ballerine?

R: Eh…che vogliono interpretare. Vogliono anticipare. Non si fidano. Bisognerebbe lasciarsi andare ed affidarsi completamente all’altra persona, perché è questo lo spirito fondamentale della Kizomba: avere fiducia nell’altro anche se non lo conosci. 

D: Ok, voglio farmi del male: l’errore più frequente che riscontri nei ballerini?

R: Mi odieranno tutti dopo questa intervista (ride)!…L’errore più frequente è voler fare 1000 figure e tricks, magari quando si balla da poco. Si vuole strafare, quando basterebbero i passi base fatti bene, con più connessione. Più connessione e meno figure!

D: E’ una delle fisse di noi uomini, che le donne si annoino se non sai eseguire abbastanza figure…

R: Non è assolutamente così! Le donne si annoiano se le strattonate da una parte all’altra, se vengono lanciate, se provate a rifare figure viste magari su youtube, perché la prima cosa che vogliamo è la dolcezza. L’attenzione alla dama, anche l’essere guardate mentre balliamo, che ci accompagnate con dolcezza e delicatezza. Non le vogliamo vedere 100.000 figure se poi si fa tutto senza un minimo di musicalità e accortezza. Consiglio: ballate col cuore, non per far vedere agli altri che sapete fare un sacco di cose!

D: Qual è il prossimo evento a cui ti possiamo trovare?

R: Il Danca Kizomba Festival Mons-Belgium, dal 20 al 23 luglio 2018, un festival bellissimo e molto grande in Belgio. Vi aspetto tutti là!

D: Qui a Busto Arsizio, presso Malpensa Fiere, abbiamo un evento che dura tutta l’estate, fino all’ 1 di settembre: il Latin Fiexpo. Quest’anno abbiamo anche la nuova pista di Kizomba, più grande e rinnovata. C’è speranza di vederti in pista al Latin Fiexpo prima del primo settembre?

R: Chissà… (ride)…sto per partire per le ferie, ma magari se riesco a fare un salto una di queste sere prima della partenza, molto volentieri!

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Ci contiamo! Ringraziamo Esperanza e speriamo di avere presto la fortuna di ballare di nuovo con lei sulla pista del Latin Fiexpo.

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