I colpi di fulmine esistono: e Kizomba sia!

kizomba

Parlare della Kizomba, per me, è come parlare di una donna che amo. Non la puoi conoscere davvero se non la ami, non la puoi amare davvero se non la conosci.

Per me è stato un colpo di fulmine.

Della Kizomba ignoravo l’esistenza fin quando non me ne parlò una persona, descrivendomela come una ballo estremamente sensuale. Il mio primo approccio con la Kiz, però, fu decisamente drammatico.

Le basi della Kizomba per un principiante ovvero “Robocop balla più sciolto di me”.

Le prime cose che un aspirante kizombero impara sono i passi base e questi tutto sono, all’inizio, fuorché sensuali. Si tratta delle tre basi. Ecco come appaiono agli occhi di un principiante:

  • Base 1: una specie di lenta camminata sul posto trattenuta, in cui il primo pensiero che ti viene è “ma sto ballando?“.
  • Base 2: un passo laterale con richiamo di una gamba e ritorno con la stessa gamba richiamata alla posizione iniziale. Somiglia già di più ad un ballo, ma tutto sembra fuorché sensuale. La prima impressione che ti viene è quella di essere un calciatore che si riscalda a bordo campo. O Fantozzi prima della partita a tennis contro Filini.
  • Base 3: una camminata di 3 passi in avanti seguita da 3 passi all’indietro. Anche qui di solito tutto sembra fuorché sensuale.

A queste basi, all’inizio, si aggiunge la “Estrella“, cioè una specie di manovra in retromarcia ruotando di 90° all’indietro a destra (sguardo a sinistra) per l’uomo e 90° avanti a sinistra (sguardo a sinistra) per la donna. Ora…messa così sembra facile, ma è incredibile quanto ci si possa sentire impediti nell’eseguire queste movenze fondamentali. La sensazione è quella di essere alle prese con degli esercizi di riabilitazione fisioterapica dopo un lungo periodo di malattia. Della serie “spaventapasseri che cammina“. E, di nuovo, tutto sembra -per un novizio- fuorché musicale e sensuale. A tutto questo va aggiunta la difficoltà di avere la dama abbracciata che, anche lei principiante, di solito ha una postura stile “koala di 50 kg appeso a fuscello di eucalipto“, il cui risultato più probabile è lesionare in modo permanente i muscoli della schiena del ballerino.

Prime esperienze: livello proto-Kizomba

Nonostante le difficoltà iniziali, la Kizomba quando ti prende, ti prende davvero nell’anima.

E lo fa in modo sempre più profondo, man mano che aumenta la tua consapevolezza di quanto sia bello questo ballo.

Ricordo ancora le prime esperienze con Nadia, la mia ballerina, sulla piccola pista del Latin Fiexpo. Avevamo frequentato si e no 4 lezioni, ma avevamo tantissima voglia di imparare a ballare Kizomba. Tutti su quella pista sembravano bravissimi, aggraziati, formidabili. Inarrivabili. E parliamo di gente comune, che è lì per divertirsi. Figuriamoci poi di quando guardavamo ballare maestri come Oreste Amati o mostri sacri come Edoardo Simoni: un pianeta che ci sembrava irraggiungibile!

Ma qualcosa ci attirava irresistibilmente verso questa danza di coppia di origini angolane. Forse era la musica, così diversa dai ritmi caraibici. Forse era la sua rilassante lentezza. Ad ogni modo, ogni sera e fin dalle prime sere, trovavamo il coraggio di cimentarci nei primi, goffissimi, balli tra noi.
E come per magia, in quei minuti di embrionale kizomba, sognavamo.
Chi avesse guardato da fuori, magari con sguardo esperto, avrebbe visto tutta la nostra inesperienza, tutti i nostri difetti. Inciampavamo di continuo l’uno sui piedi dell’altra. Facevamo lo stesso passo per lunghi interminabili minuti. Andavamo spesso a sbattere contro le altre coppie (che invece non si urtavano mai, manco avessero un radar incorporato) rimediando occhiatacce. Nadia aggrappata al mio collo e io che la stritolavo. Eppure…

Un sogno condiviso

Eppure per noi in quel momento aveva tutto un altro significato.

In quei minuti entravamo in un mondo nostro. Chiudere gli occhi veniva naturale. La musica della Kizomba ti trascina in una specie di trance sognante. Sulle note elettroniche, che richiamavano atmosfere lontane ed esotiche, volavamo in un sogno a due, condiviso. Avvertivo, molto più che nella Salsa o nella Bachata, la connessione con la mia ballerina.
Capivamo improvvisamente che la Kizomba non è tanto o non è solo sensuale. La Kizomba è intima. Non è maliziosa.
I corpi sono vicini. Le menti sono vicine. I cuori battono vicini. Avvertivo tra le mie braccia i movimenti del corpo di Nadia che cercava di seguire le mie guide. Nessuno dei due sentiva il bisogno di parlare. E, nel silenzio, gioivamo quando qualche passo riusciva particolarmente armonioso. E quando, alla fine del ballo, ci guardavamo ridendo, sicuramente pensavamo entrambi la stessa cosa “mamma mia che sogno la Kizomba!“.

La Kizomba è prepotente

Nemmeno 8 mesi fa la Kizomba ricopriva gli ultimi 5 minuti della serata, quando prima di andare via da MalpensaFiere dicevamo “dai, ci facciamo una Kizomba prima di andare via?“. Oggi i ruoli si sono invertiti. Ballo quasi esclusivamente Kizomba e capita di rado che mi avventuri sulle piste di Bachata. 

Oggi tutto ha più senso, anche se sono ancora un principiante, che più principiante non si può. La base 1 è diventata il momento speciale in cui si cerca la connessione (ma non solo, è molto altro). La base 2 mi fa venire in mente Morenasso e i suoi stage di Semba e mi fa tornare il sorriso (ma non solo, è molto altro). La base 3 diventa come la discesa di una montagna russa, il momento in cui planiamo insieme, abbracciati, su melodia, beats e sincopati. E molto altro. Come è stato possibile? Semplice, ho scelto la pillola rossa!

Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio – Morpheus, in Matrix.

Perché con l’andare delle lezioni, degli stage, delle serate, dei balli fatti con tantissime ballerine, la Kizomba per me è diventata più chiara, più naturale, ma anche più articolata e complessa, perché si è rivelata un universo in cui non si finisce mai di imparare e dove non c’è limite alla sperimentazione. E’ davvero la tana del Bianconiglio. In una parola, temo di avere la Kizombite (rara malattia per la quale dopo massimo 24-48 ore avverti la necessità di ballare Kizomba per almeno 4 ore consecutive). La Kizomba, per come la vedo io, o la ami o la odii. Ma se la ami, la vuoi conoscere. E più la conosci, più te ne innamori.

Oggi come ieri, quando abbraccio una ballerina e cerco con lei la connessione, si ripete ogni volta la magia di quei primi balli. Di nuovo scivoliamo entrambi in quel sogno condiviso, in cui la musica diventa la tela bianca su cui dipingere quei passi, in un silenzioso dialogo dei corpi. Le anime, e non solo i corpi, si tengono per mano e diventano leggere come nuvole nel cielo. La mente si svuota. Il mondo sparisce.
Ci siete tu, lei, la musica.
La connessione annichilisce lo scorrere del tempo.
Sei semplicemente gioioso, felice.
In altre parole…vivo.

Aiwe!

Marco

 

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